sf(i)orare

Dieci persone. Non le ho contato ma è una stima onesta. La parola onestà si accavalla con quell'altra, trasparenza, che mi ha guidato da quando sono adolescente e senza saperlo da prima. Ma non ho più vent'anni e devo decidere in che modo praticarla, questa trasparenza, perché nessuna realtà è lì pronta per essere vista, percepita, raccontata in modo neutro, la neutralità non esiste.
Per essere più precisi, la trasparenza è quasi l'opposto della neutralità ed è l'onestà a garantire che corrisponda a quello che sento, che penso, che desidero e che mi scorre dentro.
Dieci persone ho visto passare per strada nella giornata di oggi, dieci estranei che potrei non rivedere mai più e che si trovavano per caso in questa via, sotto ai miei occhi, dentro il campo visivo del mio balcone, non contando ovviamente il barista e i dirimpettai. Dieci persone a cui potrei aver detto qualsiasi cosa, da "voglio tradire mio marito" a "non riesco ad amare la mia famiglia come un tempo", con la garanzia dell'oblio. Chissà se mia sorella, chiusa nel suo ospedale, ha mai visto dieci persone, dieci persone diverse, dieci estranei senza ritorno in un giorno solo. La certezza che non le potrà mai più capitare è un pensiero che si è deposto lentamente senza far rumore, in un modo che non mi permette di riconoscere l'emozione che si porta appresso; la vibrazione più simile a un'emozione è la soddisfazione di aver identificato questa immagine tra le altre che nuotano nella irrequietezza di questa mia sera solitaria. L'altra vibrazione è quella che finalmente non mi raggiunge più, subito dopo, non più come un tempo, quando in seguito alla consapevolezza si formava una bolla d'aria stretta all'altezza del diaframma, che ci metteva un po' a smettere di contrarsi generando dolore. La soddisfazione però, ripeto, è quella di averla identificata e plasmata sulla carta, affinché, come un tempo, smetta di fare massa con le altre, smetta di partecipare al lamento congiunto dei frammenti di dolore (ecco, sì, non si sono ancora esauriti tutti, allora è un dolore, porta un segno, davanti) che latrando tutti insieme senza sosta generano un rumore di fondo non neutro.
Di neutro non c'è nulla.
Dieci volte, nell'arco di questa giornata, ho pensato al mondo esterno di cui sono recalcitrante ma volenterosa e timida cellula. Per ciascuna delle volte che ho sentito il bisogno di interrompere il quotidiano, c'era una persona a entrare nel mio schermo e uscirne per sempre. L'onestà affonda nella memoria, la trasparenza forse è in grado di denunciare le assenze, le rimozioni.
Dieci persone sono troppe, non solo per mia sorella: facciamo nove.

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